
11) Le due citt.

Due modi di essere dell'uomo realizzano due tipi di societ, la
citt di Dio e la citt terrena

a) Due generi di societ umana (De civitate Dei, quattordicesimo,
1) (vedi manuale pagina 229).

    E' accaduto perci che, nonostante tutti i popoli che vivono
sulla Terra e hanno diverse religioni, diversi costumi e si
distinguono per la diversit delle lingue, delle armi,
dell'abbigliamento, non esistono tuttavia che due generi di
societ umana, che opportunamente potremmo chiamare secondo le
nostre Scritture, due citt. Evidentemente l'una  formata di
uomini che vogliono vivere secondo la carne, l'altra di quelli che
vogliono vivere secondo lo spirito, ciascuno nella propria pace,
che essi raggiungono quando conseguono ci che ricercano

b) Due amori, due citt (De civitate Dei, quattordicesimo, 28).

1   Due amori quindi hanno costruito due citt: l'amore di s
spinto fino al disprezzo di Dio ha costruito la citt terrena,
l'amore di Dio spinto fino al disprezzo di s la citt celeste. In
ultima analisi, quella trova la gloria in se stessa, questa nel
Signore. Quella cerca la gloria tra gli uomini, per questa la
gloria pi grande  Dio, testimone della coscienza. Quella solleva
il capo nella sua gloria, questa dice al suo Dio: Tu sei mia
gloria e sollevi il mio capo. L'una, nei suoi capi e nei popoli
che sottomette,  posseduta dalla passione del potere; nell'altra
prestano servizio vicendevole nella carit chi  posto a capo
provvedendo, e chi  sottoposto adempiendo. La prima, nei suoi
uomini di potere, ama la propria forza; la seconda dice al suo
Dio: Ti amo, Signore, mia forza.
2   Nella prima citt, perci, i sapienti, che vivono secondo
l'uomo, hanno cercato i beni del corpo o dell'anima o tutti e due;
oppure quanti hanno potuto conoscere Dio non gli hanno dato gloria
n gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro
ragionamenti e si  ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si
dichiaravano sapienti (cio gonfiandosi nella loro sapienza sotto
il potere dell'orgoglio), sono diventati stolti e hanno cambiato
la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura
dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili
(nella pratica di questa idolatria essi sono stati alla testa dei
popoli o li hanno seguiti). Hanno venerato e adorato la creatura
al posto del Creatore, che  benedetto nei secoli. Nell'altra
citt invece non v' sapienza umana all'infuori della piet, che
fa adorare giustamente il vero Dio e che attende come ricompensa
nella societ dei santi, uomini e angeli, che Dio sia tutto in
tutti

(Agostino, La citt di Dio, Rusconi, Milano, 1984, pagine 643, 691-
692).

